giovedì, 02 luglio 2009

“PorónMoi”

Poron Moi

Auto-erotismo visivo by Araiht

 

La circospezione di un animo curioso lo spinse ad inoltrarsi in meandri previamente setacciati da uno dei suoi tanti IO Un suo IO demente accomodò il deretano sul parquet di fronte allo specchio spalle appoggiate al muro sguardo birichino da prosseneta avvezzo a certi scadenti spettacoli la deviata damigella dall’animo voyeuristico che fissa lo specchio estasiata della propria mediocre figurina quasi fosse Narciso innamorato del suo riflesso sull’acqua La damigella dagli occhi prismatici prospetta la sua illusione libidica (e onanica)  al di là dello specchio per l’usufrutto e godimento dell’IO demente il cui sempiterno deretano è seduto su un parquet di crema pasticcera e le cui spalle sono appoggiate ad un muro di panna montata pronta a spruzzartisi addosso alla prima ricarica utile di essenze vitali negli homunculus  goleadores che a discapito dell’ignoranza di Walter ed Elizabeth Shandy in materia di coito ponderato pacifico e giunto a termine senza interruzioni (ma con le imprecazioni e bestemmie di rigore) giungono alla loro meta e si garantiscono dopo aver lottato con ipotetice (e future) unghie e denti la auguratissima buona riuscita di un bipede mammifero razionalmente concepito che giunga a fare al mondo “ben altra figura di quella che il mio mentore si vide fare” Nell’atto di immaginare la performance di un atto kamasutrico sulla deviata damigella dall’animo voyeuristico che fissa lo specchio estasiata della propria mediocre figurina quasi fosse Narciso innamorato del suo riflesso sull’acqua l’IO demente inventaria una ad una le sue stagionate doti di adescatore smagliante di ninfette in their early tweenties che altro non sono che Lolite sempiterne quanto il deretano dell’IO demente prontissime a sedurti e sedurmi e sedurci e sedurvi con looks neotenici very barely legal che irrimediabilmente strappano certe dichiarazioni di amore paterno ad appassionati pedofili e certe condanne di statutory rape a certi giudici dalla bianca parrucca la quale pelle è incipriata quanto il deretanino di un biondo neonato il cui colorino rosa mi ricorda il vestitino rosa della mai abbastanza innocente perenne Lolita cinquenne dalle cui infantili labbra fu strappato un bacio ardente da un appassionato pedofilo mentalmente menomato ed esteticamente repellente AhiLei si conta fra coloro che si ammalano di ricordi ogni volta che osano tentate di dimenticare, Ahilui Lei mai scorderà l’ardente marchio infame mai rimosso né represso né delle né dalle sue mnemoniche caverne Ergo l’appassionato pedofilo mentalmente menomato ed esteticamente repellente si vedrà recapitare ad ora giorno e luoghi ignoti un’anonima busta piena di specifichissime istruzioni sul come porre fine alla sua inutile esistenza

Tornando all’IO demente il cui sempiterno deretano è seduto su un parquet di crema pasticcera e le cui spalle sono appoggiate ad un muro di panna montata pronta a spruzzartisi addosso alla prima ricarica utile di essenze vitali negli homunculus  goleadores che a discapito dell’ignoranza di Walter ed Elizabeth Shandy in materia di coito ponderato pacifico e giunto a termine senza interruzioni (ma con le imprecazioni e bestemmie di rigore) onde assicurarsi la auguratissima buona riuscita di un bipede mammifero razionalmente concepito che giunga a fare al mondo “ben altra figura di quella che il mio mentore si vide fare” intenzionato a kamasutrare la deviata damigella dall’animo voyeuristico che fissa lo specchio estasiata della propria mediocre figurina quasi fosse Narciso innamorato del suo riflesso sull’acqua rassicuro coloro ancora spaventati dalla favola di cappuccetto rosso dicendovi che niente è come sembra, e che capuccetto aka deviata damigella dall’animo voyeuristico che fissa lo specchio estasiata della propria mediocre figurina quasi fosse Narciso innamorato del suo riflesso sull’acqua aka ninfetta in their early tweenties che altro non è che una Lolita sempiterna quanto il deretano dell’IO demente prontissima a sedurti e sedurmi e sedurci e sedurvi con looks neotenici very barely legal e sotterfugi virtuali mai abbastanza casti, mai abbastanza spontanei, mai abbastanza stupidosi, mai abbastanza sinceri pur nella più spietata pre-cogitazione è l’artefice della visione prismatica scaturita da ciò che voi ed io e noi e loro volete e voglio e vogliono vedere La vedova nera tesse per voi la ragnatela delle vostre libidiche illusioni trallalà.

Blava bimba io.

Araiht

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domenica, 28 giugno 2009

Araiht

 

E' passato un bel pò di tempo dall'ultima volta che scrissi su questo blog... Non riempirò il vuoto - il mio vuoto - con resoconti dei danni dal bilancio truccato.

Sto prevedendo il futuro di nuovo... "I miei migliori racconti sono le ipotesi di catastrofe"...

 Il vecchio espediente si ripete, e continuerà a ripetersi finché il perfido timore la farà da padrone.

 Brindo a me stessa.

Araiht

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martedì, 21 aprile 2009

Possiamo restare amici

Non considero un rapporto un insieme di cose, ma un tutto. Una volta che questo TUTTO  non è più possibile, non vedo perché ci si dovrebbe intestardire nel volere le sue parti frammentate; l'amicizia la capisco: Io sono la prima disponibile per qualcuno se ha bisogno di me, ma le ceneri si possono sempre riaccendere laddove ci fu del fuoco, vuoi perché una delle due parti non abbia mai veramente superato la rottura, vuoi per nostalgia della routine di coppia, vuoi per solitudine... Se in verità si desidera spegnere, rendere innocue le ceneri di un rapporto, credo sia necessario non permettere ci sia un camino che le possa contenere.


Listening to:

Wir koennen ja Freunde bleiben  by Sankt Otten

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mercoledì, 18 marzo 2009

Rosso Malpelo: Family Tree?

 

 

Family Tree

                                                                  Family Tree?

 

 

Rosso Malpelo

Questo essenziale racconto è caratterizzato dall’utilizzo di una particolare tecnica narrativa che mira a porre sul personaggio (su Rosso in questo caso) un punto di vista tale da isolarlo mezzo la cancellazione della sua familiarità con l’ambiente in cui vive: le sue azioni appariranno appunto “strane”, “incomprensibili”, “singolari”, rispetto a quelle degli individui con cui si trova a contatto.

 

Questo punto di vista “malevolo” e sprezzante viene insistentemente puntato su Rosso deformandone le caratteristiche “tipicamente umane” che lo accomunerebbero al suo microcosmo sociale; ad esempio,  in questo modo il rispetto devoto con cui Rosso conserva gli oggetti appartenuti al suo defunto padre (Misciu Bestia, vittima a sua volta dell’ottica crudele e  alienante rivoltagli dai suoi “compaesani”) viene diligentemente etichettato come “strano”.

 

Mai come in queste ultime settimane ho acquisito coscienza del tuo distruttivo, DEVASTANTE, INSISTENTE e  incredibilmente INCONSAPEVOLE infliggere sul mio animo e la mia persona cara mamma, grazie tante… Grazie di tutto.

 

Io sono Rosso Malpelo.

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mercoledì, 11 marzo 2009
Piccola Lei"si è vivi perché si soffre, ma non per questo devo perdere le speranze che un giorno l'80% della mia vita mi sorrida".

Devo scacciarvi via, dovete andarvene. Devo sconfiggervi.
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venerdì, 06 marzo 2009

Topo sono, schiacciami!

 

lOve

                                     Epopea di un Imb

Ambiguità, ecletticismo
e una sana dose di criptica fanno dell'Imb
un buon Imb.

Oddo

Vorrei un elefante rosa, un bellissimo elefante rosa dal mantello lucido che s’innamori di me, lo fisserei dal basso,  dalla mia minuscolissima altezza, con occhi sognanti e speranzosi…  Mi presenterei di fronte a lui con un fiore, un fiore rosso piccolo quanto me, il quale - simbolico presagio - marcirebbe via via che mi dimeno frenetica nel tentativo di attirare l’attenzione del mio gigante amore.

Impresa goliardica, ma io, sciocca intestardita, continuerei imperterrita ricorrendo ad ogni espediente per guadagnarmi solo uno sguardo, un misero sguardo che per me, tuttavia, equivarrebbe a vincere la medaglia d’oro nel salto in alto: una gigante vittoria che estenderebbe i limitati orizzonti del mio minuscolissimo universo.

Mi leverei di buon mattino ogni giorno per ammirare il suo passaggio assieme alla mandria di coloratissimi elefanti; ci sono di tutti i colori dell’arcobaleno, per ogni gusto, per ogni disperato citrullo che, come me, - topo incosciente della propria imbecillità - , ambisca a toccare il cielo con un dito.

M’immergerei in essenze aromatiche penetranti e correrei ansimante dietro alla mandria schivando ogni mastodontica e bellissima zampa fino a giungere a lui, spererei di odorare abbastanza, che  il mio perforante e minuscolo odore tocchi le sue narici e che si fermi davanti a me, e che mi guardi… Che mi guardi e realizzi che esisto, che al di sotto di lui ci sono milioni di minuscolissimi universi da scoprire e che un abitante di quella infinita piccolezza s’è innamorato di lui, del suo bellissimo mantello rosa lucido.

Mi basteranno i bagni in penetranti essenze aromatiche, oppure dovrei ricorrere ad altro?.. Magari al più complesso espediente nella sua ingenua semplicità… Alla Speranza. Sì, mi dipingerei il viso del colore della Speranza e disegnerei innumerevoli fiori rossi intorno alle sue zampe, creerei una ragnatela di fiori rossi senza fermarmi, tanti fiori, tantissimi. Gli tenderei un agguato che lui realizzerebbe solo sul punto di schiacciarmi, allora si accorgerebbe della mia presenza; gentiluomo, mi chiederebbe scusa e mi guarderebbe, mi guarderebbe per la prima volta. .. Ma poi proseguirebbe la sua avanzata e io rimarrei pietrificata, indietro, attonita, incapace di credere che mi abbia guardata, che mi abbia parlato, rifiutando, allo stesso tempo, che il tutto sia potuto finire in un soffio…

Allora gli correrei dietro, mi scaglierei contro le sue zampe, pregherei che riesca a sentire i miei insignificanti urti e, mentre lo faccio, urlerei a squarciagola:

“Topo sono e ti amo, schiacciami, schiacciami!”

“Topo sono, schiacciami!”

Sarei sì un topo spappolato, ma un topo ch’è morto felice, un topo ch’è morto d’amore (mpf!!!)… A colui che muore per il proprio gusto la morte gli sa  di Gloria.

 

(H).

Per chiudere le danze mi congratulo con me stessa: I’m a force of nature (il mio ego ha bisogno di qualche aiutino, ma non ditelo a nessuno).


Questa sera concerto concertoso, mi godrò una serata UBER-METALLONZA e rivedrò quell’uber-uomo di Robin Staps… Pffff…. E’ un sogno.

 Ringrazio Zell in anticipo: Arigatooo Zell! :*****

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sabato, 14 febbraio 2009

Dreamcatcher: I’m not as into you as I appear to be

Dreamcatcher_by_lukavi

Dreamcatcher  by lukavi (Johann de Venecia)

 

And although he is nothing in the scheme of my years
It just serves to blugdeon my futile tears
And I'm not used to this no no, I observe you, I don't chase
So now I'm stuck with consequences, thrust in my face…
And the melodramas of my day delivery blows
That surpass your rejection it just goes to show
A simple attraction that reflects right back to me
So I'm not as into you as I appear to be

You sent me Flying, dall’Album Frank (2003) by Amy Winehouse;

 

I miei livelli di creatività eguagliano lo zero ultimamente, anzi, oserei dire che sono di gran lunga inferiori a quel valore. Ciò che mi attanaglia non è tanto il non avere niente da dire, quanto il non avere niente da dire che riguardi esclusivamente me, senza le dirette interferenze di un soggetto diverso da me che genera una conseguenza sul mio animo e indi sulla mia personalissima visione degli eventi, tutto gira intorno a lui, tutto.

Quando l’uno diviene due mezzo l’adesione di un altro elemento occorre del tempo per abituarsi al subitaneo cambiamento; certamente non cercato, certamente non provocato, ma non per questo meno benvenuto. Tuttavia, la mia creatività ne risente, si solleva un penetrante odore di rifiuto dal mio interno, invade l’aria e genera attrito, forze contrastanti: da una parte il desiderio di riprendere il controllo degli ormai collaudati meccanismi di difesa, con la conseguente tendenza a battere in ritirata nel consueto tentativo di salvaguardarmi da ulteriori stragi emotive; dall’altra, di lasciarmi avvincere dagli eventi.

Finché sei tu stesso a farti del male la sofferenza è sopportabile, anzi, addirittura piacevole, quando invece è qualcun altro a feriti, a ferirti dall’interno (perché gli hai permesso di entrare, di scoprirti) – anche se non è la sua intenzione, ma solo perché lo ami e soffri a causa di questo sentimento – è un altro paio di maniche difficile da piegare.

Ci si abitua a soffrire da soli con i propri ipocondriaci dolori…. il malessere è attraente finché sei tu ad indurtelo: soffrire per amore, invece, è troppo insopportabile per il proprio orgoglio, per il mio orgoglio.

S’incarnano in una persona i peggiori demoni, quelli da te più temuti… infiniti, capaci di indebolirti con minuscolissimi morsi, raggiungono l’osso ed ecco che vi si piazzano rendendo maledettamente fragile tutta la struttura, tutta la costruzione che con tanta fatica si è riusciti ad erigere. Il tarlo che una volta si sprigionava dal mio interno corrodendo ogni cosa, ora ritorna sui suoi passi, batte in ritirata e logora con frenesia assatanata quel che per anni era stato il suo tempio, la sua casa. Saturno devora  a un hijo, in questo caso però, non è una sua emanazione che divora, un suo pargolo, ma la sua - la loro - stessa dimora.

Non c’è proporzionalità alcuna fra il tempo che hai impiegato a costruire la tua muraglia e il tempo che quei demoni fatti persona – una persona – impiegano a farla crollare. Quel che è stato costruito in due anni e mezzo, è crollato in sei, forse sette giorni.

Peggio di essere nudi in mezzo ad una piazza affollata in una giornata gelida, ecco cos’è la fragilità… Una fragilità reciproca, sua e mia, tua e mia, che ci fa sentire messi a repentaglio l’uno dall’altra. Certamente siamo pari, ma l’eguaglianza qui, il pareggio, non è altro che una sconfitta vicendevole: la distruzione di due muraglie costruite a fatica.

Cosa possiamo fare? Arrenderci nuovamente, assecondare la sconfitta uccidendo, scemando quel che ne nacque? Da una sconfitta può nascere qualcosa? La sola ipotesi è alquanto buffa … Il frutto di una tale unione non può che essere un abominio. Noi due insieme.

Oppure posso fuggire? Possiamo fuggire l’uno dall’altra, è sempre un’idea, è sempre il piano B, oppure C, D, E, F, G… l’intero alfabeto insomma.

Fuggire… Forse sì… Forse è il comportamento più sensato, il comportamento di ogni individuo che tenga alla propria persona, alla sua interiorità… alle sue profondità. Io posso provare a fuggire, non sarebbe la prima volta… Posso darmela a gambe e fingere che non sia successo nulla (posso?); e tu, puoi, lo vuoi?

Che domande sceme (mi chiami spesso “scema”, lo sono, sì)… Ma non posso evitare di pormi queste domande, “i miei migliori racconti sono le ipotesi di catastrofe”, te l’ho detto l’altro giorno; ti dissi anche quale è la mia fine in quei racconti: quale ogni perdente, non posso che perdere, ovviamente.

Comunque sì, l’idea della fugga è alquanto allettante, l’accarezzo ogni giorno, è il mio asso sotto la manica, ogni volta che ti saluto mi dico: “da domani basta, sparirò, è meglio così, è meglio per me". Sì, qui si tratta di quello ch’è meglio per me… Ma quella di rimanere e trainarti lo è altrettanto.

Devi dirmi che devo rimanere, le tue parole dovranno essere più convincenti, ancora non sono abbastanza lapidarie da legarmi a te… I'm not as into you as I appear to be.

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martedì, 20 gennaio 2009

Requiem Pyjamosa (Work in progress)

 Requiem pyjamosa

22/1/2009

 

Scrivo qui, scrivo in questo post che avrebbe dovuto contenere una delle mie tante seghe mentali allo stato grezzo, una delle mie solite follie, invece conterrà la mia rabbia contro me stessa per aver rovinato tutto, come al solito. La prima cosa spontanea che abbia mai avuto, la prima che mi ha preso alla sprovvista: non c’è stato scampo per la mia perfidia, per i miei maledettissimi giochi; la prima cosa che si è svolta libera di me, di noi due, l’ho rovinata, l’abbiamo rovinata e ora piango di disperazione.

Un “MI DISPIACE” è abbastanza? Ti può bastare Ant? No, non può bastare perché io, con la mia solita stoltezza, non ho tenuto conto dei sentimenti altrui, ho dato per scontato che Tu potessi comprendere, che la mia azione non ti avrebbe ferito, che mettendoti in guardia da me avresti saputo cosa aspettarti e come reagire e che tutto ti sarebbe andato bene visto ch’eri stato avvertito…Mio dio quale presunzione! Come si può chiedere un simile sacrificio ad una persona?! Non sono altro che un’egoista infantile e stupida che, essendo incapace di stabilire rapporti sani, chiede agli altri di adattarsi ai suoi meccanismi, ai suoi giochi, alla sua fottuta visione contorta di tutto ciò che la circonda.

E l’ho chiesto pure a Te Ant, l’ho chiesto pure a Te; e tentai di rendere palpabile per

Te l’immagine che ho di me stessa, il mio Mostrum con tutto quello che l’ha reso tale, ammonendoti della mia pericolosità, di quanto male posso fare solo a causa della mia maledettissima distorsione dei rapporti; ma, allo stesso tempo, chiedendoti di accettarmi così, di prendermi così e di volermi bene senza bisogno che io cambiassi, ti ho chiesto di accettare una maledetta follia e solo ora la vedo per quello che è, solo ora sono in grado di vederla, dopo che ho mandato tutto a farsi fottere.

Non si sa quel che si ha finché non lo si perde, così dicono: io invece sapevo cosa sei, lo so, sapevo e so ciò che tu mi fai provare, ma non ho fatto un cazzo per fare in modo che questo rapporto in fasce potesse avere un futuro, non ho chiuso i conti con il passato; mi sono crogiolata in questa neonata oasi dimenticando per completo che dovevo lasciarmi alle spalle molte cose se volevo Te, e io ti voglio, ti voglio e non c’è nulla che possa farci.

Capisco assolutamente la tua ritrosia, il tuo atteggiamento del tutto umano di salvaguardare te stesso prima di tutto, nella tua situazione avrei fatto lo stesso, avrei chiuso ogni rapporto con Thiara, ma io non voglio che finisca così, io non voglio che finisca affatto, affatto. Quest’è la prima cosa che sia nata senza i miei sotterfugi, mi hai preso alla sprovvista e forse perciò il tutto s’è stampato così forte dentro di me, è cresciuto in questione di giorni - di ore addirittura - con una velocità che mi sbalordisce e mi fa temere che non sia solo un’altra delle mie ossessioni mensili.

Mi rifiuto di crederlo s’è così, mi rifiuto e non mi permetterò di mandare tutto a monte, Thiara o Quimera che sia, dovranno imparare a comportarsi maledizione, dovranno imparare a controllarsi e a smettere di pensare, a smettere di giocare, a smettere di mentire a se stesse e a creare situazioni: dovete smetterla, rovinate sempre ogni cosa così, ogni dannatissima cosa.

Io ti chiedo, per favore, di concedermi un’opportunità, di non ritrarti… Io l’ho fatto per troppo tempo ed ecco cos’ho creato, un essere ch’è diventato più forte di me condizionando ogni mia azione, ogni mio legame.

Io ti chiedo Ant di perdonare chi sono, e ti chiedo di credermi quando ti dico che mi piaci, mi piaci più di quello che avrei mai potuto immaginare, mi piaci fino al punto di credere di essermi innamorata di te. E io sono certa ch’è così, è ciò che sento, è ciò che tu mi hai fatto provare fino a un’ora fa.

Tu non vuoi soffrire, ed io non voglio farti soffrire, non lo voglio, ma non voglio soffrire nemmeno io, se tutto dovesse andare a monte ne soffrirò e so che ne soffrirai anche tu.


Forse persino questa sorta di lettera non è altro che una delle mie tante bugie, e, infatti, perciò lo scrivo qui, perciò ipotizzo ci sia l’ombra della bugia in ogni lettera premuta sulla tastiera; riconosco in me un essere che non ha controllo su ciò che esce dal suo cervello, su ciò ch’è lì dentro e che la domina, su ciò che riesce a pensare, ma se c’è una cosa su cui io ho controllo è sul mio giudizio nei miei confronti: nessuno può giudicarmi meglio di quanto lo faccia io, nessuno può punirmi quanto lo faccia io, e certamente avrò molto da punirmi a causa di ciò che successe questa sera, mi prendo la responsabilità di ogni cosa.

 

Thiara

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giovedì, 15 gennaio 2009

Cos’è l’Amore?

Gothic Clown by Natalie Shau

<<Cos’è l’amore?>>, chiese Immalì

<<Che cosa è l'amore?>> Disse Melmoth, <<è questa la domanda?>>

<<Voi dubitate del mio amore>>, rispose Immalí; <<ditemi allora, che cosa è l'amore?>>

<<Mi affidate un compito>>, disse
Melmoth, sorridendo senza allegria, <<così affine ai miei sentimenti e ai miei pensieri abituali, che lo svolgerò certo in modo ineguagliabile. Amare, bella Immalí, è vivere in un mondo creato dal cuore, nel quale le forme e i colori sono lucenti quanto ingannevoli e irreali. Per quelli che amano non c'è né giorno né notte, né estate né inverno, né compagnia, né solitudine. La loro deliziosa ma illusoria essenza non ha che due momenti, così segnati nel calendario del cuore: presenza e assenza. Essi sostituiscono tutte le distinzioni della natura e della società. Il mondo per loro non contiene che un solo individuo, e quell'individuo è per loro il mondo intero e il suo unico abitante. L'atmosfera della sua presenza è la sola in cui possano respirare, e la luce dei suoi occhi è l'unico sole della loro creazione.
<<Allora io amo>>, disse
Immalí dentro di sé.
<<Amare>>, continuò
Melmoth, <<è vivere un'esistenza piena di contraddizioni, sentire che l'assenza è insopportabile, e soffrire quasi altrettanto in presenza dell'oggetto amato; avere mille pensieri quando siamo lontani da lui, immaginare come sarà bello confessarglieli, e quando viene il momento atteso sentire, per una timidezza opprimente e inspiegabile, che siamo incapaci di esprimerne anche uno soltanto; essere eloquenti in sua assenza e muti in sua presenza; attendere l'ora del suo ritorno come l'alba di una nuova esistenza, e quando arriva sentirsi privi delle facoltà alle quali doveva dare nuovo vigore; desiderare la luce dei suoi occhi come il viandante del deserto attende il levar del sole, e quando sorge abbagliante sul nostro mondo rinato, essere sopraffatti dalla luce intollerabile e quasi desiderare che sia di nuovo notte... questo è amare!>>

C.R. Maturin, Melmoth The Wanderer (1820)

 


E’ veramente questo l’Amore? Hmn… No, non ho mai amato...

No, forse sì, forse a modo mio.

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mercoledì, 31 dicembre 2008

Just Sleep

October 15th, 2007

21:07 pm

High Spleen levels

Way_of_Lost_Children_by_lukavi

Way of Lost Children by Lukavi (Johann De Venecia)

 

Just Sleep…

                They won’t come tonight

They won’t come tomorrow; they won’t come the day after tomorrow, nor all the other days that might come.

They have forgotten you; they have forgotten they’d told you to wait for them… They have forgotten you still love – they have forgotten how cruel time can be.

            Take off your hat, coat and shoes. Wear this pyjama…

I’ll take care of you. Don’t hate them, - sometimes people just miss things while on their way.

Human beings shouldn’t make promises, they’re not to supposed to do it…

They’re mortals; mortality means death, death means  finiteness.

Live, love and cry  while you can. Those are the only things human beings ought to do

While on this earth: Not promises.

This is a new beginning. Turn off the light… and wish they’d already found their treasure.

As for me, I’ve found you.

Fiat Tenebrae.

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Questo pezzo lo scrissi più di anno fa, la data esatta è 15 ottobre 2007 alle 21:07 PM; mai lo inserì su The Life an Opinions of an Inept  perché consideravo dovesse contenere esclusivamente pezzi scritti dopo la sua apertura e non in precedenza. Oggi, per nostalgia, e perché ritengo queste righe uno dei miei abomini più belli, decido di pubblicarlo. E’, al contempo, una delle cose più intime che abbia mai scritto nonostante la sua apparenza quanto mai aerea e/o incomprensibile… Precario stato emotivo innescò la sua stesura...

Talmente tanti Sentimenti, Emozioni, Ricordi  e Desiderio contengono queste linee che mi meraviglio siano bastate così poche parole. La prolissità è l’accessorio di chi non ha nulla da dire.


Non so nemmeno dove dovrei inserire questa nota, se prima o dopo Just Sleep… La metterò alla fine, così non le/gli ruberò la scena.

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