But when we start making fires
We get ever so hot
Whether we like it or not
They say we can love who we trust
But what is love without lust?
Two hearts with accurate devotions
And what are feelings without emotions?
I'm going in for the kill
I'm doing it for a thrill
Oh I'm hoping you'll understand
And not let go of my hand
(x2)
I hang my hopes out on the line
Will they be ready for you in time
If you leave them out too long
They'll be withered by the sun
Full stops and exclamation marks
My words stumble before I start
How far can you send emotions?
Can this bridge cross the ocean?
I'm going in for the kill
I'm doing it for a thrill
Oh I'm hoping you'll understand
And not let go of my hand
(x2)
Let's go to war
To make peace
Let's be cold
To create heat
I hope in darkness
We can see
And you're not blinded by the light from me
I'm going in for the kill
I'm doing it for a thrill
Oh I'm hoping you'll understand
And not let go of my hand
Will mi disse: "Non cercare cazzi, innamorati". E' facile innamorarsi, forse una delle cose più facili al mondo. La cosa difficile è essere ricambiati, è evitare che su di noi vengano fatti i propri comodi. Come sfuggire? Anche quello è facile, ma cosa resta una volta che abbiamo fuggito? Niente. Non c'era nulla prima, non può esserci nulla nemmeno "ora”. E se non si fugge? Con molta probabilità NON CI SARÁ ANCORA NIENTE.
Essere raggirati è semplicemente TROPPO facile quando si è guidati da un indescrivibile senso di annientamento. Il dirupo sembra quasi rassicurante.
Quante volte ancora devo schiantarmi contro il suolo per capire che sto cadendo? La determinazione non è abbastanza. La grinta è solo superbia. Il desiderio sessuale è solo un surrogato di carezze rassicuranti ambite da mani sbagliate. Quanto potrà essere forte questo affilato palliativo?
La sua perseveranza si esaurirà con una scopata. Il mio malessere mi adombrerà di vuoto post-coitale e non mi resterà che sprofondare nell’auto-distruzione scatenata dal disgusto.
In mancanza di qualcuno che lo possa fare al mio posto sono sempre pronta ad amarmi incondizionatamente. Ora il mio amore è riservato in esclusiva ai miei capelli, selvaggi e totalizzanti quanto me, sensuali ed esotici, aridi ma unti da mille e mille passioni. Una mangrovia di me.
Forse non rischio il baratro, i Signori non lo rischiano mai, ma è bene che imprima nella mia mente da ora in poi, e finché il magnetismo mi attanaglierà, che la sua perseveranza si esaurirà con una scopata.
Voglio disertare, abortire la missione che si protrae indisturbata a discapito di me e delle mie urla di rifiuto.
Urlare può essere liberatorio quando ci si sente soffocare, schiacciati da cumuli e cumuli di merda che mi piombano addosso da questa latrina che mai manca di seguirmi ad ogni passo che oso piantare su questo suolo. Le suole delle mie scarpe paiono non averne abbastanza di tanto girovagare: si ristrutturano imperterrite una volta dopo l'altra e non mi resta che obbedire il loro ritmo per inerzia, per testardaggine, per orgoglio.
Urlare può essere liberatorio quando si vuole mettere a tacere quelle voci che promettono una fine a questo continuo eclisse di speranze e sforzi vani. Mi sembra di lottare contro sabbie mobili che mi riempiono di coccole mentre mi risucchiano dentro alle loro viscere... Promettendomi, finalmente, il riposo.
Urlare può infrangere le molecole del mio universo appannato dal fumo che si sprigiona dalle mie ceneri: sono esausta. Ma continuo a urlare più forte. A quando la schizofrenia?
Un piccolo universo di Nulla dominato da abbaglianti fuochi fatui che vorrei imprigionare in me per riscaldare in qualche modo – per quanto futile possa essere il tentativo – il mio corpo e il mio spirito. Ma è più concreta l'acqua calda che scorre sulle mie membra quando le detergo, anche se, poi, mi abbandona pure essa: corre verso il suo destino, finisce nel tubo da scarico. Ci vorrei finire io tante volte. Ma non voglio sembrare ingrata: grazie Signora Acqua per i tanti abbracci che mi distribuisce così generosamente ogni giorno!
Chissenefrega delle bollette? Almeno ho avuto un abbraccio. Caldo.
Sono troppo f o r t u n a t a. E quando si è troppo fortunati ci si scorda di ringraziare e non si è mai soddisfatti di quello che si possiede; si pensa che il bacio della Fo r t u n a ci esenti dalla gratitudine e da ogni gesto compassionevole verso coloro “che se la passano male”.
Io, a differenza di quelli esseri prepotenti, la ringrazio, Signora F o r t u n a, per tutti gli insuccessi che popolano il mio fagotto, per la disperazione e le lacrime: beati gli afflitti perché saranno consolati!
Le sono davvero grata, Signora F o r t u n a, non avrò mai abbastanza anni di vita a disposizione per dimostrarle la mia mai sufficiente gratitudine e benevolenza. Che lei sia benedetta e che possa continuare ancora, e per molti secoli a venire, a rendere la mia vita miserabile.
Il post precedente riguarda la mia fottutissima congiuntivite acuta(a dire dall’cculista). A quasi due mesi dalla sua comparsa non accenna ad andarsene.. Incazzamento generale.
Fotofil, Betabioptal, Oftaquix i colliri che ho usato. Tre visite mediche e martedì la prossima. Sto perdendo le speranze. Ma a breve vado in farmacia a riprendere l’Oftaquix che mi è finito. Testarda.
Il follicolo m’è passato? M’è esploso? No. A quanto pare.Come mai ho la congiuntivite? E chi cazzo lo sa.
Credevo di averla presa da un cagnolino che accarezzai il 22 agosto alla canederlata di Tione, visto cheil giorno successivo a questa “carezza” il mio occhio sinistro ha iniziato a espellere più secrezioni del solito. Ma mi dicono che non è possibile. ^__^
Occhi cisposi! GO!
Allora da dove l’ho presa?
Altra ipotesi?S-T-R-E-S-S
Già. Dicono che sia troppo stressata, il che è vero. Sì, è vero. Senza ombra di dubbio questi improvvisatissimi medici hanno ragione. Sì, è stressata. Sì. Ha mal di testa tutti i giorni perché è stressata. Sì.
Secondo loro il fatto che la fottuttissima congiuntivite all’occhio sinistro non mi sia ancora passata è dovuta allo stress. Reitero: sono stressata.
Hanno ragione.
E’ stressata.
Conversazione:
<<Madre: “E’ stress. Ma, come mai sei stressata”?
Io/Lei: La guardo e sorrido>>.
“Come mai sei stressata? ”^__^
Non mi resta altro, sapete? Di fronte a qualcuna che non è ASSOLUTAMENTE IN GRADO di RENDERSI CONTO DI QUANTO SBAGLIA E DI QUANTO MALE MI FACCIA CON I SUOI COMPORTAMENTI non resta che sorridere. Sorriso tipico da ebete rassegnato alla propria misera realtà. Mi sento derisa dalla sua presunta o reale “ignoranza”.
Cinque anni di depressione e amarezza solo per dover fare i conti giorno dopo giorno con il suo egoismo e incoscienza. Viene sempre lei prima; mio fratello ed io, MAI.
Mia madre non è in grado di realizzare quanto sia schifosamente EGOISTA, FRIVOLA, PREPOTENTE E INCOSCIENTE. E’ VACUA. Profonda quanto una pozzanghera.
Mi chiedo se sia possibile essere talmente incapaci di farsi un esame di coscienza riguardo ai propri comportamenti; di essere ricettivi nei confronti del proprio ambiente, del proprio sangue. Di mostrare flessibilità e disponibilità emotiva verso i propri figli e i loro viscerali bisogni di una MADRE che si comporti come tale.
Mi sembra talmente impossibile che nonostante tutto continuo ad aspettare che un giorno si svegli e si dica: “Ho sbagliato; ho sbagliato tutto con i miei figli”.
Sarebbe troppo tardi anche se lo facesse fra un’ora, e ancora di più se lo facesse domani. Ci ha persi molto, molto tempo fa.
A mio fratello e a me non resta che fare il resoconto dei danni una volta dietro l’altra, chiederci “ma è davvero possibile? Stiamo esagerando o le cose stanno proprio così?”, palliarci le ferite e sorridere. Sorridere e farci forza a vicenda; sorridere e costruirci un futuro da soli. Senza di lei.
Mio fratello è più bravo di me in questo; io ancora spero. Sembra che non mi bastino 5 anni di depressione, continuo a sperare in un cambiamento. Ma è ora di dire basta. Non cambierà.
Devo andarmene per sopravvivere. Lei deve rimanere da sola, come merita.
Lasciatela fluire. Lasciatela fluire e colare fra le fessure delle pareti, poi, rispettosa della gravità, schiantarsi contro il gelido suolo.
Lasciatela invadere questa celladi memoria e imbalsamare quel cumulo gonfio e purulento di reminiscenze indesiderate e dolorose. Voglio vederla eseguire, attraverso questi occhi gelatinosi , la tanatografia di me.
Concedimi di riflettermi in te,vedermi giacere per l’ultima volta.
Non voglio sia il tetto di mattoni l’ultima cosa che potrò mai guardare; non voglio che le sue sudice crepe colpiscano le mie iridi ad ogni barlume d’alba. Non desidero parvenze oltre che la mia nel mio ultimo respiro.
Sii misericordiosa o Grande Mietitrice e affrettati a far di me manna per i vermi prima che i follicoli che m’infestano partoriscano i loro viscidi figli in queste fosse ripugnanti che ormai sono i miei occhi. Voglio fissarmi ancora, voglio guardarmi ancora prima che tu cali su di me.
Permetti a questo Ego di esumare in un unico istante la sua perfetta esistenza pullulante di fallimenti circostanziali e dispotici: voglio focalizzare il momento esatto in cui venne frantumata da una pallottola vagante quellafragile sfera di cristallo massiccio che mi proteggeva da ulteriori stragi. Voglio individuare il preciso e brevissimo spazio di Tempoin cui venni condannata a ricevere una visita della quale sono ancora indegna, laTua.
Sii misericordiosa e concedimi un ultimo desiderio Signora Oscura: lasciami riflettere nel bagliore dei tuoi occhi la mia misera esistenza, poi adombrala e consegnami a tutto quanto di ripugnante la terra possa contenere. Lasciali nutrirsi di me, lascia che il mio Ego si eterni in loro.
The song is about telling someone how you feel regardless of what you get back, and not waiting to find out if they want you or not.
Elly Jackson speaking ‘bout her song: “In for the kill”
<<Ho smesso di darmi la colpa, ho commesso sbagli, ma non permetterò a nessun COGLIONE di farmi sentire SBAGLIATA.
Persone che non ci daranno mai quello che vogliamo; no, non "quello che vogliamo", ma quello di cui abbiamo bisogno. Troppo pieni di sé, troppo egoisti e troppo pericolosi a livello emotivo: perch'è proprio la loro CONFUZIONE MENTALE (chiamiamola così) ad attrarci, vogliamo salvarli, redimerli, essere viste da loro come degli angeli salvatori, non so se sia così... Ma c'è un non so che di "sprezzante" nelle loro azioni... Sì, si tratta di persone sbagliate.
Io quel tipo di uomo lì NON LO VOGLIO, e non perché non abbia provato per me quello che io avrei voluto, ma perché ci distruggono con la loro "confusione", con il loro eterno "malessere di vivere", con la loro "noia". Sono pieni di buchi neri, e ti spingono dentro. Non si ricava niente di buono tranne che sofferenze. Non li voglio. Ho imparato la lezione>>.
Oggi espongo nel mercato delle pulci i miei liquidi sogni soleggiati di bambole ambulanti con occhi da cagnoline in fasce in cerca di un padre-padrone desideroso di prendersi cura di qualcuna ch’è troppo donna per lui.
Non sono una bambola gonfiabile, non mi gonfi d’aria calda ed eiaculi nei miei buchi sintetici in nome della solitudine; non mi menti guardandomi negli occhi ed elemosinando il mio amore di plastica: sono una donna, una donna anche se mi releghi nell’armadio pieno di vestigia nell’angolo della cantina e mi salvi dall’oblio in cui mi getti solo quando la signora dei livelli superiori rabbrividisce all’idea di concedersi a te.
Non mi sussurri all’orecchio parole per me inaudibili pretendendo di ottenere risposta da un involucro creato ad oc per uso e usufrutto dei tuoi gusti colpevoli; non amarmi col tuo amore carnale… E’ privo di significato per chi sentire non può.
Non sono una bambola gonfiabile, sono UNA DONNA pur nelle mie fibre sintetiche, pur nel mio odore di plastica, pur nella mia giovinezza di roseto sempiterno su labbra che imitano un sorriso da concorso di bellezza.
La tua libidine non sarà altrettanto eterna; le mie fibre si consumeranno ed un giorno i tuoi pargoli mi troveranno e urleranno: “mamma, mamma, guarda cos’abbiamo trovato!”. Lei alzerà gli occhi al cielo e imprecherà poliglotta contro quel Suo Signore amante della plastica che mai amò, che mai volle nel suo letto e fra le sue gambe.
Mi raccoglierà con ribrezzo, m’introdurrà in una borsa plastica quanto me e mi metterà fuori… Assieme agli imballaggi leggeri.
Verranno a prendermi il mercoledì alle 6:00 A.M. quelli della raccolta differenziata. Forse non sapranno mai che portano anche me al mattatoio.
Verrò riciclata. Ma non sono una bambola gonfiabile, SONO UNA DONNA che sente, e ama, e sanguina, e soffre, e sogna.
La collocazione spazio-temporale dell’insidia acuisce la gravità dell’inganno e l’oscurità dell’animo di colui che fu avvolto in un manto di fiducia accecata: l’ingenuità non fu una qualità quanto un difetto di fabbrica…
Quella fabbrica di oggetti da scarto: sbarazziamoci serafici di affetti di convenienza atti a fungere da pilastro nella nostra villa da sogno.
Un milione e mezzo di malumori e sconfitte sui e sulle quali siederà beata la P-U-T-T-A-N-A dal naso rosso a gambe divaricate: riempimi del tuo inutile amore mentre ti svuoto i testicoli e le tasche o mio barattatore di terreni desolati.
E mentre LEI fissa il vuoto e singhiozza, i cerchi di fumo allagano il terrazzo e la mia vita di rabbiosa incertezza: la vendetta degli sconfitti è la caduta di coloro a cui piace annoverarsi tra i forti.
Noi deboli pecore nascondiamo tra la lana una maledizione secolare: il pagamento verrà effettuato senza dimora e con gli interessi.
L’indovina del già visto distribuirà generose tribolazioni ai suoi debitori.
I’m a kamikaze, e ho chiamato i miei insuccessi s f o r t u n a.
La bile gocciolante dalla cattiva stella traccia il sentiero di un destino avverso…
mi massacro le nocche delle mani prendendo a pugni un muro di piombo massiccio: riflesso scintillante di una violenza sprecata in investite liberatorie di rabbie desolate, rinsecchite dal Sole di un estate cocente.
Le gocce di nocciola, marrone profondo,mi penetrano la pelle da un al di dà di mangrovie tropicali contorsioniste e contorte quando il desiderio di Te…
Di quell’attimo liberatorio di pantere dorate che andranno a posarsi giocherellone sulle tue spalle esauste dalla lotta amatoria…
E leccheranno il sudore che si posa quale brina su un mantello di carne e sangue caldo, schiavo e padrone di chi non vuole dominare.
Quell’eterno lombrico divoratore di mele marce di prima taglia sempre erette, rubate da quell’albero secolare che penzola all’ingiù:
ingabbiami nei tuoi rami e asfissiami di premure non richieste ma bramate da quel luogo che più descrivere non so.
Solevo essere Lei, e Lei me, ed io Lei, e tutte le altre che una volta inventai ad epopea di me e di chi non ho mai voluto definire: spontaneità sfrontata e ritardata da quel ritardo nelle reazioni che richiama un eco di guasto in un artefatto altrimenti perfetto.
Dilania la pelliccia che racchiude nella sua intangibile sfera l’infantilismo che mai voglio abbandonare pur naufragando in me: pedogenesi di autocompiacimento morboso e sterile su un altare di affetti virtuali…
Idolatria solitaria di divinità iconoclaste e promiscue inquinate da precarie pratiche igieniche: non sarò Ponzio Pilato quando impugnerò il coltello col quale mi sacrificherò. Harakiri dell’anima mia nello sabba di una hikikomori post-core… Anche io imparerò ad amare la bomba con la quale m’infrangerò su di Voi… O miei obiettivi nemici.
Dall’altra stanza mi giungono le urla… TRADIMENTO.
L’usurpatrice, figlia di Bolivar , vorrebbe cucinare le nostre carni… .L’annienterò, ahimè.
La circospezione di un animo curioso lo spinse ad inoltrarsi in meandri previamente setacciati da uno dei suoi tanti IO Un suo IO demente accomodò il deretano sul parquet di fronte allo specchio spalle appoggiate al muro sguardo birichino da prosseneta avvezzo a certi scadenti spettacoli la deviata damigella dall’animo voyeuristico che fissa lo specchio estasiata della propria mediocre figurina quasi fosse Narciso innamorato del suo riflesso sull’acqua La damigella dagli occhi prismatici prospetta la sua illusione libidica (e onanica) al di là dello specchio per l’usufrutto e godimento dell’IO demente il cui sempiterno deretano è seduto su un parquet di crema pasticcera e le cui spalle sono appoggiate ad un muro di panna montata pronta a spruzzartisi addosso alla prima ricarica utile di essenze vitali neglihomunculusgoleadores che a discapito dell’ignoranza di Walter ed Elizabeth Shandy in materia di coito ponderato pacifico e giunto a termine senza interruzioni (ma con le imprecazioni e bestemmie di rigore) giungono alla loro meta e si garantiscono dopo aver lottato con ipotetice (e future) unghie e denti la auguratissima buona riuscita di un bipede mammifero razionalmente concepito che giunga a fare al mondo “ben altra figura di quella che il mio mentore si vide fare” Nell’atto di immaginare la performance di un atto kamasutrico sulla deviata damigella dall’animo voyeuristico che fissa lo specchio estasiata della propria mediocre figurina quasi fosse Narciso innamorato del suo riflesso sull’acqua l’IO demente inventaria una ad una le sue stagionate doti di adescatore smagliante di ninfette in their early tweenties che altro non sono che Lolite sempiterne quanto il deretano dell’IO demente prontissime a sedurti e sedurmi e sedurci e sedurvi con looks neotenici very barely legal che irrimediabilmente strappano certe dichiarazioni di amore paterno ad appassionati pedofili e certe condanne di statutory rape a certi giudici dalla bianca parrucca la quale pelle è incipriata quanto il deretanino di un biondo neonato il cui colorino rosa mi ricorda il vestitino rosa della mai abbastanza innocente perenne Lolita cinquenne dalle cui infantili labbra fu strappato un bacio ardente da un appassionato pedofilo mentalmente menomato ed esteticamente repellente AhiLei si conta fra coloro che si ammalano di ricordi ogni volta che osano tentate di dimenticare, Ahilui Lei mai scorderà l’ardente marchio infame mai rimosso né represso né delle né dalle sue mnemoniche caverne Ergo l’appassionato pedofilo mentalmente menomato ed esteticamente repellente si vedrà recapitare ad ora giorno e luoghi ignoti un’anonima busta piena di specifichissime istruzioni sul come porre fine alla sua inutile esistenza
Tornando all’IO demente il cui sempiterno deretano è seduto su un parquet di crema pasticcera e le cui spalle sono appoggiate ad un muro di panna montata pronta a spruzzartisi addosso alla prima ricarica utile di essenze vitali neglihomunculusgoleadores che a discapito dell’ignoranza di Walter ed Elizabeth Shandy in materia di coito ponderato pacifico e giunto a termine senza interruzioni (ma con le imprecazioni e bestemmie di rigore) onde assicurarsi la auguratissima buona riuscita di un bipede mammifero razionalmente concepito che giunga a fare al mondo “ben altra figura di quella che il mio mentore si vide fare” intenzionato a kamasutrare la deviata damigella dall’animo voyeuristico che fissa lo specchio estasiata della propria mediocre figurina quasi fosse Narciso innamorato del suo riflesso sull’acqua rassicuro coloro ancora spaventati dalla favola di cappuccetto rosso dicendovi che niente è come sembra, e che capuccetto aka deviata damigella dall’animo voyeuristico che fissa lo specchio estasiata della propria mediocre figurina quasi fosse Narciso innamorato del suo riflesso sull’acqua aka ninfetta in their early tweenties che altro non è che una Lolita sempiterna quanto il deretano dell’IO demente prontissima a sedurti e sedurmi e sedurci e sedurvi con looks neotenici very barely legal e sotterfugi virtuali mai abbastanza casti, mai abbastanza spontanei, mai abbastanza stupidosi, mai abbastanza sinceri pur nella più spietata pre-cogitazione è l’artefice della visione prismatica scaturita da ciò che voi ed io e noi e loro volete e voglio e vogliono vedere La vedova nera tesse per voi la ragnatela delle vostre libidiche illusioni trallalà.